home page archivio documenti album multimediale biblioteca links scrivici
  
Una rivolta senza bandiere
Un disagio da interpretare

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito gli scontri e i saccheggi avvenuti a Milano e in altre città come possibili manifestazioni di una «guerra ibrida», combattuta anche attraverso social network e piattaforme digitali. Matteo Salvini ha contestato l’ipotesi di una regia russa, invitando a non cercare spiegazioni esterne per atti di violenza che richiedono anzitutto responsabilità e risposte concrete.
     Su questo punto, almeno per ora, la prudenza di Salvini appare condivisibile. Evocare una guerra ibrida è legittimo come ipotesi d’indagine; presentarla come spiegazione già acquisita, senza prove pubbliche, rischia invece di confondere il sospetto con il fatto. Mentre i disordini italiani si inseriscono in un quadro di proteste e violenze che ha attraversato anche la Francia, dove il 17 ottobre sono tornati in piazza studenti e gilet gialli, tra rivendicazioni sul costo della vita e scontri in diverse città. Somiglianze e vicinanza temporale, però, non dimostrano da sole un collegamento organizzativo.
     Sull’argomento Romano Prodi ha osservato, da fine politico, di non aver mai visto prima una ribellione «senza una bandiera e senza un obiettivo». È una frase che coglie un elemento inquietante: la violenza di piazza sembra questa volta priva di una direzione politica riconoscibile. Ma l’assenza di uno slogan comune non significa necessariamente assenza di cause.
    Non possiamo ridurre tutto al desiderio di saccheggiare negozi o impadronirsi di prodotti di marca. Questi atti restano ingiustificabili e vanno perseguiti. Ma liquidare ogni episodio come semplice vandalismo ci impedirebbe di domandarci perché tanti giovani sembrino pronti a trasformare una piazza in un luogo di scontro.
    È possibile che sotto la superficie vi sia un malessere più ampio: precarietà, mancanza di prospettive, sfiducia nelle istituzioni ed un senso inconscio di ribellione contro un sistema in cui le decisioni importanti vengono prese in ambienti oscuri, da poteri impalpabili e difficili da identificare che, nella lettura politica da noi sostenuta, vedono come preponderanti ed egemoni quelli di matrice massonica.
    Forse una rivolta senza bandiera è anche il riflesso confuso di un’oppressione percepita come senza volto. Ma proprio perché non ha un programma leggibile, può essere facilmente strumentalizzata, repressa senza comprenderne le radici o degenerare in pura distruzione. La risposta deve essere duplice: fermezza verso chi saccheggia e ascolto delle ragioni del disagio.
    La formula secondo cui a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria è una legge della meccanica, applicabile in questo caso anche alla politica. Come metafora, tuttavia, ricorda una verità semplice: ignorare a lungo le tensioni non le cancella. Può solo renderle più esplosive.

di Giovanni Corrao - (consulenza Pippo AI) - 16/10/2026



Edere repubblicane - Copyright © 2026 WebMaster: Giovanni Corrao