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Tra escalation e diplomazia energetica |
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Siamo stati davvero a un passo da una guerra diretta tra Europa e Russia? Non ci sono elementi sufficienti per affermarlo come fatto, ma la domanda merita di essere posta, perché la guerra in Ucraina, il coinvolgimento occidentale e le minacce reciproche hanno reso più fragile l’equilibrio europeo. A questo quadro generale va aggiunta la minaccia trumpiana di non aver intenzione di aiutare militarmente l’Europa in caso di conflitto, e la acclarata debolezza militare dell’UE. Dal 2022 la Russia combatte in Ucraina. I tentativi di negoziato non hanno prodotto una pace stabile; Europa e Stati Uniti hanno sostenuto Kiev con aiuti finanziari e militari, mentre Mosca ha ripetutamente descritto quel sostegno come un coinvolgimento occidentale ostile. Il dialogo tra Donald Trump e Vladimir Putin, intanto, non ha finora portato a una soluzione pacifica della vertenza. In questo quadro si inseriscono due notizie recenti. A settembre Trump ha chiesto all’Ucraina di fermare gli attacchi alle raffinerie e ad altre infrastrutture petrolifere russe, citando la scarsità globale di carburante. Il 9 ottobre ha poi annunciato un’intesa con Putin per la fornitura di gasolio russo ai mercati statunitense e globale. L’annuncio dell’accordo tra Trump e Putin con l’eleiminazione dei dazi è sorprendente, considerando la precedente pressione esercitata da Washington su Mosca e il sostegno americano all’Ucraina. Non sappiamo se sia stato un tentativo di scongiurare un’escalation, una decisione dettata dai prezzi del carburante, o una mossa negoziale. Tuttavia sorge legittimo il pensiero di una terza guerra mondiale incombente, anche se bisogna ammettere che le informazioni disponibili non consentono di affermarlo. Ma il sospetto resta. Anche alcuni passaggi della ricostruzione - come la presunta missione a Mosca del capo della CIA alcuni giorni fa, e gli sconfinamenti russi nel Baltico - richiedono conferme puntuali, ma sono tutti segnali di un peggioramento della sicurezza globale. In una crisi internazionale, la distinzione tra notizia verificata e interpretazione non è un dettaglio: può cambiare il senso dell’intero racconto. Tuttavia parliamo di elementi che, se inquadrati in una visione pessimistica d’insieme, possono far pensare ad una Russia che alla propria debolezza strutturale ed economica potrebbe aver opposto la tentazione di risolvere i problemi allargando il conflitto militare ad una fascia dell’Europa orientale. Resta dunque una preoccupazione politica. Quando le parti si accusano reciprocamente ogni attacco viene letto come una provocazione, ed il rischio di errore di calcolo cresce. Bisogna essere cauti, in quanto anche un singolo incidente militare potrebbe scatenare una guerra di grandi dimensioni. In questo senso, l’accordo energetico annunciato da Trump può essere letto come un gesto di distensione talmente inatteso da poter essere anche interpretato come «l’ultimo tentativo prima del non ritorno». Per l’Europa la lezione dovrebbe essere chiara: non basta parlare di fermezza, né basta affidarsi a intese bilaterali che ci lasciano spettatori. Tra l’altro le iniziative unilaterali di Francia, Germania, e Regno unito, potrebbero apparire come tentativi di nascondere le difficoltà politiche ed economiche di quegli Stati. Servono dunque canali diplomatici, visione d’insieme, trasparenza sulle decisioni e una strategia europea collegiale capace di ridurre il pericolo di un confronto diretto. Il timore di una guerra più vasta è comprensibile e temibile. Non va creato ingiustificato allarmismo, né per contro va minimizzato il possibile pericolo. Ma ci sia consentito un pizzico di perplessità davanti alle dichiarazioni improvvisate dei nostri politici sull’argomento, che troppo spesso danno l’impressione di commentare prima di aver svolto una seria riflessione. I leaders di destra e sinistra non hanno ipotizzato la possibilità di trovarsi sull'orlo del precipizio, e che la situazione era talmente tesa da consentire l’avvio di un'altra grande guerra. L’impressione è che nessuno abbia saputo guardare oltre quella poco nobile tentazione di pensar male quando qualcosa sembra poco comprensibile.
di Giovanni Corrao - (consulenza Pippo AI) - 21/10/2026
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