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P1, al secolo "loggia Propaganda 1"


Di una fantomatica loggia massonica P1, al secolo Propaganda 1, se ne è sempre parlato; tuttavia risulta oltremodo difficile trovarne notizie certe. Secondo Aldo A. Mola la loggia Propaganda, da cui discenderebbero la P1 e la P2, fu fondata nel 1877 dal Gran Maestro Giuseppe Mazzoni.
     "Il Messaggero" del primo luglio del 1977 parla di un "Decreto di costituzione" della loggia Propaganda 1, scritto di pugno da Salvini all'inizio del 1971, nella quale Licio Gelli ne sarebbe stato dichiarato "sorvegliante".
l'articolo su Il Messaggero      Senza essere citata per nome, a pag. 154 della Relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2 la loggia P1 viene paragonata ad una figura geometrica capovolta. Infatti nel caratterizzare la loggia Propaganda 2, nota come P2, i membri della Commissione sostengono di poter «...pensare ad una piramide il cui vertice è costituito da Licio Gelli; quando però si voglia a questa piramide dare un significato è giocoforza ammettere l'esistenza sopra di essa, per restare nella metafora, di un'altra piramide che, rovesciata, vede il suo vertice inferiore appunto nella figura di Licio Gelli. Questi è infatti il punto di collegamento tra le forze ed i gruppi che nella piramide superiore identificano le finalità ultime, e quella inferiore, dove esse trovano pratica attuazione, ed attraverso le quali viene orientata, dando ad essa di volta in volta un segno determinato, la neutralità dello strumento».
     Altro significativo segnale riferito alla P1 venne probabilmente dato dal sempre ben informato Mino Pecorelli, un giornalista iscritto per un certo periodo alla P2 e poi assassinato, quando in un articolo sul suo OP, Osservatore politico, si riferì alla "loggia di Cristo in paradiso".
una copertina di OP      Un recente saggio di chi scrive, "Il segreto di Moro", ed. Nuova Prhomos 2020, fa discendere dallo studio degli scritti dello sfortunato statista l'esistenza di un misterioso sistema di potere occulto, da Aldo Moro allusivamente chiamato "inimitabile gruppo dirigente", verosimilmente identificabile con la citata loggia Propaganda 1.
     A confermare tale intuizione, durante la trasmissione "M di Michele Santoro, st. 2018" la figlia di Moro, Maria Fida, sostiene che nelle sue lettere suo padre parlava «...ad una fantomatica P1. ... E se si vanno a leggere le postille di Tina Anselmi, si scopre che, a parte la P2, c'era anche la P1: e se la P2 era pericolosa, la P1 lo era molto di più».
     Ma una persona qualsiasi può indirizzarsi a quella loggia? Si è costretti a rispondere di "no": perché non saprebbe a chi rivolgersi, tantomeno ne conoscerebbe l'ubicazione. Se Moro è riuscito a tanto, allora se ne deve dedurre una sua possibile contiguità con quegli ambienti. E come sarebbe arrivata Maria Fida a sostenere che uno dei destinatari delle sue missive fosse la P1? Per averne corretta risposta bisognerebbe rivolgersi a lei. Tuttavia nel testo "Il segreto di Moro", che giunge ad analoghe supposizioni, motivandole, vengono riportate frasi nelle quali Moro dichiara che la moglie Noretta Chiavarelli fosse a conoscenza delle scelte di vita del marito. Nel saggio citato vengono indicati anche quali degli "amici con alla testa il presidente del Consiglio" (all'epoca Giulio Andreotti) ricevettero segnali in codice, riconducibili presuntivamente alla P1, e perché.
Il segreto di Moro      Dalle parole di Moro, ragionandoci, si potrebbe dedurre che i signori della loggia P1, tutti dotati di intelligenza superiore, fossero all'epoca personaggi ben noti della vita pubblica. Ed oggi per analogia, visti l'immobilismo dei sindacati, la perfetta sincronizzazione delle notizie sui media, la leggerezza con la quale quasi tutti i partiti si sono accodati ad un tecnico fino ad ora privo di esperienza politica, si potrebbe supporre un aumento di potere di questa presunta loggia occulta.
     Quali sarebbero i suoi principi ispiratori? Intanto il machiavellico "governare è far credere"; poi il principio economico n. 1, che per arricchirsi prevede di "prelevare dalle tasche degli altri"; infine il tipico comportamento dell'ambiente: "non sum, sed sum ubique" (non esisto, ma sono dovunque).
     Se fossero vere le parole della figlia di Moro e le intuizioni del citato saggio, ci si troverebbe davanti all'incredibile macabro paradosso di un possibile fratello massone lasciato morire dai componenti della loggia alla quale lui si appellò, i quali non mossero dito per salvarlo.
     C'è ancora chi non si cura di approfondire il significato annidato nei suoi scritti, e si accontenta del sentito dire. E quando stampa e televisione sono sotto controllo, il sapere viene distorto quel tanto che basta "per non far capire". Ci vuol poco a travisare, ad ovattare, a confondere. A portare alla convinzione di essere nel giusto è proprio questa attività di mascheramento applicata alle parole di Moro, dimostrata nel saggio di cui si è detto. Persino la Rai, nonostante sia alimentata da soldi dei contribuienti, dopo oltre quarant'anni dall'eccidio continua a distorcere le frasi di Moro, sia volutamente trascurandole, che montando sapientemente i filmati per non far capire. Si veda ad esempio in basso un estratto dalla trasmissione citata "M di Michele Santoro", nella quale, per non farne cogliere il reale significato, la frase di Moro viene scenicamente troncata in due parti.
     Gli italiani, votando il MoVimento 5 stelle nel 2018, hanno istintivamente provato a rinnovare la classe politica, tuttavia con risultati poco soddisfacenti per la impreparazione dei componenti eletti.
     Non sarà che, in attesa di una maggiore maturità sociale con la quale respingere le tentazioni di appartenenza massonica, il male minore oggi sia proprio la sottomissione ai poteri occulti?

di Giovanni Corrao - 20/03/2021




"... tu e gli amici con a capo il presidente del Consiglio", (all'epoca Giulio Andreotti), con sapiente taglio scenico, viene tacitamente trasformata in "... tu e gli amici, con alla testa il presidente del Consiglio".
Mentre la fondamentale frase "Devo pensare che il grave addebito che mi viene fatto, si rivolge a me in quanto esponente qualificato della D.C. nel suo insieme nella gestione della sua vita politica. In verità siamo tutti noi del gruppo dirigente che siamo chiamati in causa ed è il nostro operato collettivo che è sotto accusa e di cui devo rispondere" viene accuratamente rimaneggiata, tanto che non si capisce che "In verità siamo tutti noi del gruppo dirigente che siamo chiamati in causa".

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