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Si legge Germania si pronuncia Usa

Ho provato a fare in giro due semplici domande: alla prima, su chi fosse il presidente degli Stati Uniti d’America, tutti hanno risposto “Biden”, senza esitazione; ma quando ho chiesto chi fosse il presidente dell’Unione Europea, ho ricevuto di ritorno solo facce meravigliate, senza alcuna risposta.
     La debolezza dell’Europa, quella “Giovine Europa” immaginata dal nostro Maestro e da noi mazziniani tenacemente voluta, è tutta in quella mancata risposta. Noi italiani siamo parte importante di un corposo insieme di stati, tuttavia sprovvisto di un governo democratico forte, non in grado, nel bene o nel male, di disporre e decidere quando necessario. Mentre la necessità di essere tempestivi nello stabilire direttive urgenti, evitando confusione, come nel caso recente dell’epidemia di coronavirus, ci pone di fronte a passi decisivi per migliorare compattezza e strategie di lungo corso, onde rafforzare il governo europeo.
     Tanto per far esempio, non è mai stata scelta una lingua ufficiale europea, per rispetto alla multiculturalità dei 27 stati membri dell’UE, quando è inutile far finta di non sapere che quella affermatasi nei dialoghi oltre frontiera sia l’inglese: per paradosso proprio quella utilizzata nell’unico stato uscito di recente con la brexit!
     In questo “essere e non essere” nel quale la nostra Europa continua a gongolarsi, con la confusione generata da paesi disposti in ordine sparso, ognuno concentrato sulle proprie esigenze, sembra esservi uno stato più forte degli altri, capace di dettare per tutti linea politica ed economica: la Germania.
     Inutile meravigliarsi. Contro lo strapotere tedesco appaiono vane ed asfittiche le rivendicazioni, e del tutto inutili invettive, critiche, o salvinismi, mancando la forza politica per condizionarne l’operato. Eppure Italia e Germania sono state accomunate in un recente passato, caratterizzato dalle velleità dittatoriali fasciste e naziste.
     L’ultimo conflitto mondiale, conclusosi nel 1945, ha infatti decretato due stati perdenti, Italia e Germania, con quest’ultimo, già reduce dalla sconfitta nella Prima guerra mondiale del 1915-18, completamente raso al suolo dai bombardamenti alleati, per giunta diviso in due parti fino al crollo del muro di Berlino del 1989.
     Il tutto stabilito dagli “accordi di Jalta” stipulati nel febbraio del 1945, che presero nome dalla località nella quale i paesi vincitori del Secondo conflitto mondiale, rappresentati dall’inglese Winston Churchill, dallo statunitense Franklin Delano Roosevelt, e dal sovietico Iosif Stalin, spartirono il mondo in due sfere d’influenza.
     L’Italia, in un certo senso più fortunata, priva di grandi danni bellici, dopo aver firmato l’8 settembre del ’43 una resa senza condizioni, chiamata per decoro “Armistizio”, rimase territorialmente unita, a parte la cessione della Venezia Giulia: ma sottomessa ai paesi occidentali vincitori del conflitto.
     Attenzione: la parola “sottomessa” non è stata utilizzata per caso. Difatti non sembrerebbe immaginabile che i vincitori della guerra, dopo essersi impegnati economicamente e con dispendio di vite umane per liberare il nostro paese dalla morsa nazista, ed aver sostenuto con aiuti economici la ricostruzione post-bellica con il Piano Marshall, nulla abbiano chiesto in cambio, dopo averci costretti ad una resa incondizionata.
     La logica, a questo punto, porta a considerazioni che collidono col sentire comune. Mentre il nostro paese si vanterebbe di essere una Repubblica democratica libera da condizionamenti, nei fatti potrebbe essere sotto dominio occulto.
     I dubbi che sto tentando di condividere, mi sono sorti lavorando ad un libro, “Il segreto di Moro”, dove ho affrontato la delicata questione degli scritti vergati durante i 55 giorni di prigionia dal grande statista democristiano, trucidato il 9 maggio del 1978 dalle Brigate rosse.
     In uno dei primi scritti recapitati all’epoca del misfatto, parlando di Paolo Emilio Taviani, Moro sostenne: “L’importanza e la delicatezza dei molteplici uffici ricoperti può spiegare il peso che egli ha avuto nel partito e nella politica italiana, fino a quando è sembrato uscire di scena. In entrambi i delicati posti ricoperti [ministro degli Interni e della Difesa - ndr] ha avuto contatti diretti e fiduciari con il mondo americano. Vi è forse, nel tener duro contro di me, un’indicazione americana e tedesca?”.
     Il lettore diligente dovrebbe a questo punto soffermare la propria attenzione sulle ultime tre parole del periodo precedente. Moro, avendo svolto per ben cinque volte l’incarico di presidente del Consiglio, non era un politico qualsiasi in quanto molto addentro ai segreti di stato; come infatti sostenne nella prima lettera inviata a Cossiga, aveva “tutte le conoscenze e sensibilità che derivano dalla lunga esperienza”. Dunque, oltre a citare ingenuamente “contatti diretti e fiduciari con il mondo americano”, accomuna Usa e Germania in un passaggio delicato delle proprie rimostranze. A proposito Laura Braghetti, uno dei carcerieri di Moro, attribuisce l'ipotesi morotea della fermezza tedesca alla presenza, in quello stato, della RAF, la Rote Armee Fraktion, un movimento armato rivoluzionario simile alle Brigate rosse italiane.
     Torna utile al riguardo una dichiarazione di Francesco Cossiga rilasciata al Corriere della Sera nel 2007, dove sostenne che “la P2 è una cosa seria, una loggia massonica che risale all'unità d'Italia, ricostruita dagli americani in funzione anticomunista”.
     Ancora Cossiga, nel suo testo “La versione di k”, ed. Rizzoli, a pag. 134, facendo proprie le conclusioni della Commissione Anselmi, affermò “che la P2 era un’organizzazione oscura che controllava tutti i ranghi dello Stato, che forse era collegata alla Cia, che probabilmente stava dietro l’assassinio di Moro”. Ed il simpatico sardo ha sempre dato l’impressione di saperla lunga in materia.
     Seguendo il ragionamento dell’ex capo di Stato, ci sarebbe un filo diretto tra Stati uniti d’America ed Italia in grado di unire la Cia, l’Agenzia americana di spionaggio, e la loggia Propaganda, lungo il quale transitano probabili ordini a cui i nostri governanti devono sottostare, al di là dei proclami ridicoli ed inefficaci da loro esternati.
     E quale sarebbe questo sottile filo? L’evidenza conduce ad una comunicazione nascosta di tipo massonico, in grado di resistere nel tempo, a garantire segretezza ed obbedienza. Un legame capace di riverberare nel bel paese gli ordini occulti d’oltreoceano, dei quali a fare da terminali sul nostro territorio sarebbero gli inconsapevoli fratelli massoni italiani delle varie credenze, e non solo. Tante facce triangolari convergenti, a contendersi benefici economici e fette di potere, con un unico vertice: come in un brillante capovolto.
     La vicenda storica delle sottomissioni potrebbe aver assunto addirittura incredibili risvolti nei riguardi della Germania, oggi nazione leader europea, e locomotiva trainante dell’intero vecchio continente.
     Ma come è stato possibile? Uno stato, quello tedesco, che dopo aver perso due conflitti mondiali, nel giro di una cinquantina d’anni è stato capace di diventare il paese leader della Comunità europea! E come ha fatto, per giunta, a comprare la Germania dell’Est dalla Russia? Dove ha preso i capitali per l’acquisto, quando noi italiani, durante la recente guerra in Jugoslavia di fine secolo scorso, non siamo neanche riusciti a tentare di riportare a casa i territori ben più piccoli dell’Istria?
     Ci deve essere una spiegazione. Proviamo insieme a ragionare.
     Se, come detto, la nostra nazione apparentemente repubblicana e democratica fosse sotto “dominio superiore statunitense”, forse la Germania, per essere ciò che a tutti appare, è addirittura “parte degli Stati uniti d’America”, il cinquantunesimo stato, acquisito al patrimonio americano in forma occulta.
     Se dunque la Germania rappresentasse, come ipotizzato, la propaggine statunitense in Europa, si spiegherebbero molte cose:
1. Lo strapotere politico ed economico tedesco;
2. L’acquisto della parte Est della Germania a carico dei cittadini europei, tramite mutuo a favore della Russia, inserito nelle bollette del gas proveniente dalla Siberia;
4. La brexit dell’Inghilterra, stato vincitore del secondo conflitto mondiale, dovuta ai malumori innescati dall’ingerenza americana per tramite la Germania;
6. La scarsa stima degli altri paesi verso l’Italia, considerata istintivamente non ancora libera dalla schiavitù politica, in conseguenza della sconfitta bellica di 75 anni fa;
7. Una Unione Europea di conseguenza anch’essa succube e sotto dominio statunitense, tramite la Germania;
8. Una debole UE ben lontana da una propria autonomia decisionale e gestionale, perché non voluta dagli americani;
9. La tacita rinuncia dell’Europa ad essere, insieme a Usa, Russia, e Cina, un polo mondiale di riferimento.      In questi sconvolgenti scenari, nei quali emerge evidente l’obiettivo finale, la sottomissione dell’individuo, l’Italia potrebbe svolgere un grande ruolo: per la sua inventiva, per la capacità di autorigenerarsi, per la scarsa diponibilità dei suoi abitanti a sottomettersi a domini superiori, seppure occulti e difficilmente identificabili.
     Un’Italia capace di prendere finalmente possesso delle sue potenzialità, in memoria degli eroi del risorgimento italiano, dove gli arrampicatori dell’ultima ora la smettano di essere portatori di un’obbedienza solo in apparenza protettiva, in realtà pronta a danneggiare tutti, soprattutto le nostre generazioni future. Un paese dove finalmente i politici di turno la finiscano di propinare illusioni, e portino una volta per tutte la popolazione a conoscenza dei veri problemi da risolvere e superare.
     Si sappia: gli italiani non amano dominare, ma non accettano dominio da parte altrui. E nel pieno di una battaglia contro un parassita in grado di sfidare il genere umano è il momento di essere, noi patrioti italici, più che mai uniti e compatti per la salvaguardia delle nostre libertà individuali e collettive.
     Pensiero ed azione attendono risposte operative.

di Giovanni Corrao - 21/11/2020



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