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In ricordo di Giovanni Giorgio Saba

(Intervento pronunciato nella Biblioteca Universitaria di Cagliari, Sala settecentesca, il 1° febbraio 2019).


     Giovanni Giorgio Saba, per gli Amici Giangiorgio, nasce a Sassari il 5 gennaio 1930 e ci lascia il 27 luglio del 2018; malato da tempo si è spento in una RSA di Cagliari.
     Per ricordarlo non possiamo che inquadrarlo nella sua famiglia: il padre Michele Saba (Ossi 24 luglio 1892 – Sassari 4 ottobre 1957) e la madre Maria Concas che si sposano nel 1920 e mettono al mondo tre figli: Alberto Mario (può far venire il dubbio che il padre, alla stessa stregua del nonno, fosse un seguace di Mazzini e Cattaneo!), Giuseppe Maria (noto Peppinello) e Giangiorgio. Dopo tre figli nacque anche una figlia: Luisa: la più piccola.
     Michele Saba sin dal liceo si professa Mazziniano e, poi, interventista; si iscrive al Pri che rifonda nel dopoguerra, assieme al fratello Stefano, divenendone segretario di Sassari; negli ultimi anni, fino alla sua morte, regge la segreteria regionale del Partito.
Puddu, Tuveri, Mascia, Gg Saba      Fu incarcerato almeno quattro volte: la prima perché stava tentando di espatriare in Francia per combattere, lui interventista, ma riformato nella legione Garibaldi (tentò anche di partire volontario nella Brigata Sassari nella Grande Guerra).
     La seconda, con una detenzione di una manciata di mesi al Regina Coeli di Roma, e come racconta il figlio Peppinello bimbo di sei anni che giocava col cerchio in piazza e vide il padre, già noto avvocato, passare con i ferri da campagna scortato da due uomini in bombetta (si presume che il fatto di passare per la piazza piena di gente fu premeditato). Fu accusato di aver aperto una sottoscrizione per aiutare l’esule Emilio Lussu ricoverato in Svizzera per l’aggravamento della sua tubercolosi trasformatasi in pleurite che lo condannerà a vivere il resto della sua vita con un polmone solo.
     Tale arresto colpì molto i figli e rimaste impresso in quelle giovani menti, ma ebbe anche un esito festoso: il Natale portò tanti regali dei moltissimi Amici ed estimatori del padre.
     Fu giornalista sia in periodici nazionali che locali e contribuì nel dopoguerra a far ripartire La Nuova Sardegna dopo i 20 anni di letargo imposto dal regime fascista. Fu anche componente del Cln di Sassari.
     Il più grande dei figli di Michele Alberto Mario, anch’egli Mazziniano e Repubblicano e fu in tale veste ib consiglio comunale, ereditò lo studio del padre e fece una brillante carriera forense; fu sequestrato da alcuni rapitori e i due fratelli, Peppinello e Giangiorgio si dovettero arrangiare a mediare con i rapitori (il blocco dei beni per queste circostanze fu applicato molti anni dopo). Il bello era che i rapitori furono informati che aveva depositato nel suo conto una, per quei tempi, grossa somma … peccato che fosse un deposito di un cliente per un acquisto di immobili, intoccabili: come il nonno e il padre anche i figli erano e sono ricchi … di onestà.
Giangiorgio e Peppinello Saba      Peppinello e Giangiorgio riuscirono a far tornare libero il fratello maggiore e questo li segnò ulteriormente. Alberto Mario però lasciò tracce nella sua prigione di fortuna e così i rapitori furono arrestati.
     Giuseppe Maria (Peppinello) scelse invece una strada diversa: si laureò brillantemente in medicina a Sassari, si specializzò a Milano in vari rami medici, poi scelse Cagliari per insegnare Anestesia e Rianimazione, costituì a Cagliari il primo Centro di Rianimazione (racconta lui: quattro letti accatastati in uno stretto stanzone senza finestre, pochi medici e infermieri e senza nemmeno un gruppo elettrogeno che permettesse in caso di black out di far funzionare almeno il respiratore artificiale, ma con 120 milioni di £ire di attrezzature nei polverosi magazzini del San Giovanni di Dio e nei corridoi per un centro da dodici letti. Dopo Cagliari si trasferì a Roma alla Sapienza, ma rimase sempre Mazziniano e Repubblicano. Aveva un solo difetto, se così si può dire: considerava la Medicina una Religione, non una professione!
     Si impegnò anche nel sociale sia nell’Avis che nel costituire anche a Cagliari la Misericordia, ma nell’ambito medico lo si ricorda anche per i primi studi sulla circolazione extracorporea in ambiente chirurgico. Per tutti era noto per la sua penna (e lingua) decisamente pungente: alla Tattaresa! Naturalmente era socio sia della Cesare Pintus che dell’Ami.
     Arriviamo quindi a Giovanni Giorgio, anche lui si laurea in Leggi e diventa avvocato, ma nei primi anni si segnala come corrispondente di vari giornali nazionali (La voce repubblicana compresa e in cui scrisse anche il padre) e su giornali locali, ma poi si trasferisce a Cagliari e presta la sua opera all’INPS in cui percorre brillantemente tutti i gradini della gerarchia terminando con la Direzione Regionale retta per lunghi anni. Lascia l’Inps dopo 47 anni di effettivo servizio accomiatandosi con un biglietto di saluto a tutti gli impiegati che è un vero gioiello di cesello sconfinando nel Leopardi!
     Fu da sempre Repubblicano, ma, per scelta, mai in prima fila, fu il primo presidente dell’Ami di Cagliari, sez. "Salvatore Ghirra" ed ebbe le consegne dal commissario fondatore Lello Puddu. La foto in locandina ritrae Lello e Giangiorgio qualche anno fa seduti vicini in una riunione in sede della Cesare Pintus.
Gianni Liguori      Voglio raccontare un altro episodio che ci fa capire com’era l’uomo: in una riunione nazionale AMI si parla delle casse vuote poiché i fondi del 5x1000 erano in forte ritardo (forse in uno dei primi anni di quella legge). Giangiorgio con disinvoltura e in disparte apre il suo portafogli e … versa una buona somma. Iil problema fu che una volta arrivati i soldi … il buon Poggiolini faticò e molto per poter restituirla, ma non riuscì minimamente a pagare alcun interesse: li rifiutò fortemente.
     Giangiorgio era fatto così: pretendeva il suo come quando all’INPS pretese il ricalcolo della sua pensione errata di pochi centesimi, ma generosissimo per attuare le grandi idee.
     Ma vi è stato un fil rouge che ha unito, oltre che la lunga militanza Repubblicana e Mazziniana, Lello, Peppinello e Giangiorgio (Alberto Mario ha sempre militato a Sassari). Faccio solo un esempio: nel 1970 loro tre e altri Repubblicani di livello (faccio solo un paio di nomi: Luciano Marrazzi, Mondino Cossu, Tetti Chiesa e altri) in disaccordo con l’allora Segretario Regionale Anedda (uomo di grande livello sia storico e giornalistico a cui va riconosciuto il merito di aver, tra l’altro, scoperto e studiato i diari di Giorgio Asproni) che osteggiava l’ingresso nel Partito Repubblicano dei fuoriusciti dal PSd’az, partito che con l’arch. Simon Mossa si era definito in congresso “Separatista”. Per questo i fuggiaschi, che si consideravano Italiani e Sardi (seguaci di Lussu fondatore con altri del PSd’az) fondarono il Movimento Sardista Autonomista (Corona, Ruju, Puligheddu, Ghirra, confluito lì dal Pci, Razzu, Merella, Tuveri, Racugno, Uras, Pinna e altri). Lello e gli Amici fondarono un’altra sezione cagliaritana, la Carlo Cattaneo, cui iscrissero anche i fondatori del Msa.
     Tali nomi poi li ritroveremo anche nella crescita del Partito Repubblicano Sardo e in questa sala! Voglio concludere con un ricordo della verve tagliente dei due sassaresi trapiantati a Cagliari: Peppinello Saba Invia una lettera alla presidenza degli Ospedali Riuniti di Cagliari in cui chiede: “che venga assunto agli Ospedali Riuniti urgentemente un gatto per liberare il reparto dai topi che scorrazzavano indisturbati”.
     Non è da meno Giangiorgio Saba che scrive una lettera al Direttore dell’Unione Sarda (scusate, ma non ho ritracciato il pezzo e debbo ricorrere alla mia memoria): Ho appreso dal suo giornale che l’on Piergiorgio Massidda ha aperto un circolo di Forza Italia intitolandolo a Giovanni Spadolini. Ricordo che al sen. Spadolini mancò un solo voto per ridiventare presidente del Senato, si presume di Silvio Berlusconi. Ormai ci si può aspettare di tutto anche che il prossimo circolo Monarchico che aprirà sia intitolato all’anarchico Bresci!
     Grazie, un personale saluto ad Anna Corrado Puddu e ai fratelli Saba.


di Giovanni Liguori - 1/02/2019



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