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Dove porta l'incoerenza

     I repubblicani, tutti i repubblicani, hanno da diversi anni perso completamente la bussola. C'Ŕ almeno da sperare che non abbiano perso anche il bagaglio.
     Un bagaglio mai troppo grande, anche se a volte ingombrante, ma zeppo di principi e concetti ben sistemati ed ordinati. Un bagaglio ad alta concentrazione, ma in grado di contenere grandi idee che hanno sempre permesso a questa piccola trib¨ di idealisti di non perdersi mai nel deserto polveroso ed arido della politica italiana della demagogia e della falsitÓ.
     Ma la vera paura oggi Ŕ che di quelle doti di orientamento e di quel bagaglio magico, contenete sempre soluzioni chiare ed originali, addirittura semplici e geniali, non ci sia rimasto molto.
     Gli avvenimenti che stanno portando i Ds e la Margherita a creare un nuovo partito, l'agognato Partito democratico, sono ampiamente noti. Il percorso viene da lontano, ed Ŕ stato tracciato principalmente dalle attualissime intuizioni di Ugo La Malfa, che voleva tra l'altro "riabilitare" le forze comuniste e farle convergere nella grande area della sinistra democratica; dagli scritti di Giovanni Spadolini, che nel suo libro "Il Partito della democrazia" riesce a fondere in mirabile sintesi i commoventi appelli dei grandi uomini che hanno fatto la sinistra italiana non massimalista; ma anche dagli sforzi democratici di Enrico Berlinguer che ha saputo contrapporsi alle illusioni sbandierate dai paesi del socialismo reale; e, perchŔ no?, da Aldo Moro che ha pagato con la vita il suo tentativo di dialogo con le forze collocate a sinistra dello schieramento parlamentare.
     Il Partito democratico non Ŕ dunque il prodotto di fusione di forze moderne che non sapevano pi¨ dove andare o come rinnovarsi, ma, secondo noi, il compimento di quel processo naturale di modernizzazione della sinistra che sta iniziando finalmente a rendersi conto che sono pi¨ importanti gli obiettivi da conseguire rispetto ai metodi per conseguirli. E' il trionfo della ragione repubblicana, di quella visione concreta della societÓ, di quel metodo determinato ed essenziale che guarda al paese e alla sua popolazione, e chiede innanzitutto giustizia. Giustizia per i diritti e giustizia per l'esercizio dei doveri. E' il verificarsi di tutta una politica repubblicana di indirizzi tesi alla creazione di una moderna forza di centrosinistra che, abbandonando la demagogia, si orientasse con onestÓ e chiarezza di intenti soprattutto verso gli interessi della gente. Una sorta di patriottismo moderno del benessere.
     Che i repubblicani fossero un piccolo partito di sinistra non lo diciamo noi oggi, lo affermava Ugo La Malfa molti anni fa. Dunque la nostra collocazione, anche se non chiara per tutti, non pu˛ essere sul versante di centrodestra. Ma si Ŕ rischiato di far mancare, a questo storico appuntamento con la politica, il supporto delle idee repubblicane.
     Giorgio La Malfa ed alcuni pochi suoi fedelissimi, hanno giÓ da tempo abbandonato il terreno storico nel quale si allenavano mentalmente i cultori della ideologia repubblicana, quell'altopiano della sinistra democratica, sempre rigorosamente e nettamente separato dai territori preferiti dalle ideologie socialiste e comuniste, che Ŕ diventato terra di nessuno per essere nuovamente abitato da quella sparuta pattuglia di fuoriusciti dal Partito democratico (Mussi & c.) che ha appunto deciso di chiamarsi "Sinistra democratica" (vedi in proposito: L'importanza del nome). A nostro avviso e politicamente parlando i lamalfiani moderni, nel sedersi al tavolo insieme a Berlusconi, a Bossi e addirittura a Fini, hanno compiuto scelte profondamente sbagliate: ma riteniamo che le posizioni politiche siano sempre da rispettare, anche quando non riescono ad apparire convincenti.
     Ma quello che ci sbalordisce Ŕ quanto sta accadendo tra i repubblicani che con coraggio avevano rifiutato l'abbraccio mortale col centrodestra e si erano stretti attorno alla cultura ed alla passione politica di quella coraggiosa donna di Ancona, l'europarlamentare Luciana Sbarbati. Repubblicani quasi in estinzione che addirittura avevano trovato la forza di creare in un momento di estremo coraggio un nuovo movimento, il Movimento repubblicani europei, ritrovandosi solitari ed in controcorrente mentre tra gli altri partiti era in atto la corsa all'accorpamento.
     Questi repubblicani di sinistra, invece di guardare all'essenza dei fatti, a quel Partito democratico che stava per nascere, desiderato e fortemente voluto dai repubblicani storici, hanno incominciato a scalpitare perchŔ nessuno faceva intendere di volerli prendere sul serio, e soprattutto non riuscivano a trovare alcuno in grado di garantirgli i necessari spazi di rilievo nella formazione politica in formazione.
     Ed allora vai con i documenti contro il Pd, con i proclami di allontanamento, con gli ordini del giorno in contrapposizione alla nuova formazione ... finchŔ ad un certo punto, finalmente, Walter Veltroni, il quasi certo futuro Segretario nazionale del Pd, si espone fino a fare alcune promesse alla Sbarbati.
     "Bene signori repubblicani dell'MRE: allora contrordine! Dietro front, avanti march! Ora possiamo entrare nel Pd, ci danno i posti che chiedevamo!"
     Povera ideologia repubblicana: ma possibile che nessuno si sia reso conto che quella del Pd Ŕ, ... "Ú" ... la nostra casa naturale? Possibile che non ci sia nessuno che sia oggi sufficientemente repubblicano da rendersi conto che sono altre le forze che si stanno allontanando dai loro antichi ideali, abbandonando dottrine obsolete, per venire a pascolare nei nostri fertili territori della libertÓ, quella libertÓ, per dirla con Maurizio Viroli, desiderata "in assenza di dominio"?
     Comunque tutto Ŕ bene quel che finisce bene. Ma lo sappiano questi repubblicani, che sembrano a volte voler utilizzare i metodi politici dell'occupazione del potere, metodi che sono sempre stati al di fuori del nostro modo di pensare, che se essi vogliono avere un ruolo politico nel nuovo Pd diventa indispensabile battersi per le idee, per le buone idee.
     La guerra delle poltrone Ŕ giÓ stata persa ormai da un pezzo: ed Ŕ da stupidi e non da repubblicani perseverare!

Giovanni Corrao - 05/10/2007


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