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I recenti festeggiamenti del 25 aprile, al netto di qualche episodio di estremismo tanto incomprensibile quanto sconsiderato, sembrano restituire l’immagine di una libertà ormai definitivamente acquisita. Eppure, gli sviluppi più recenti della politica internazionale — segnati dalla volontà di potenza di Vladimir Putin e, per altri versi, dall’atteggiamento ondivago di Donald Trump — ricordano quanto fragile sia quell’equilibrio. La libertà, più che una conquista definitiva, appare come un presidio da difendere ogni giorno.
Un segnale altrettanto significativo emerge da una vignetta circolata in questi giorni, attribuita a Karol Wojtyła, secondo cui «è facile essere comunisti in un paese libero, mentre è difficile essere liberi in un paese comunista». Un’affermazione che può essere estesa, senza forzature, a qualsiasi sistema autoritario, di qualunque segno.Da qui nasce una domanda inevitabile: siamo davvero un popolo libero, oppure restano ancora battaglie da combattere per una libertà piena, non condizionata? In questo senso, merita attenzione l’allarme lanciato da Maurizio Viroli nel suo libro "La libertà dei servi" dove richiama il concetto di "libertà in assenza di dominio", sostenendo che non possa esistere vera libertà laddove operi un potere superiore, opaco e non controllabile. In un recente intervento pubblicato su Il Fatto Quotidiano (7 ottobre 2025), lo stesso Viroli ha ribadito il punto con parole ancora più esplicite: "chi agisce nell’ombra non accetta limiti; chi concepisce il governo come occupazione delle istituzioni aspira inevitabilmente alla segretezza e alla massima libertà d’azione".
Per chi abbia una formazione repubblicana e mazziniana, non è difficile cogliere il bersaglio di queste riflessioni. Senza indulgere in generalizzazioni, si può tuttavia osservare come esistano strutture di potere — religiose, economiche o massoniche — capaci di esercitare un’influenza penetrante e spesso invisibile, fondata su meccanismi di appartenenza e di obbedienza difficilmente compatibili con una libertà piena. Non è un caso che il grande pensatore Giuseppe Mazzini, pur riconoscendo il valore di alcune esperienze associative, abbia sempre rifiutato l’adesione a organizzazioni che imponessero vincoli tali da limitare la libertà di coscienza e di pensiero.Resta naturalmente intatto il diritto costituzionale di associazione, così come è comprensibile l’esigenza di una certa riservatezza. Ma ciò non può tradursi nell’accettazione passiva di forme di dominio occulto. La conquista della libertà, in senso pieno, appare dunque ancora incompiuta. Essa richiede una vigilanza costante e una tensione civile che impediscano alla cittadinanza di scivolare sotto il controllo — diretto o indiretto — di poteri non trasparenti. Perché una società può dirsi davvero libera quando i cittadini rispondono solo alle leggi senza essere sottomessi da potenti centri di potere invisibili.
di Giovanni Corrao - 28/04/2026
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