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Ferrovie della Sardegna:
“Non puoi sapere davvero dove vai, se non sai da dove vieni”
(*)

     Il Presidente Pigliaru ci comunica che "ci sarà un grande investimento sulla rete ferroviaria". Ottima notizia. Vien da dire: "finalmente!". Sarà utile allora fare un po' di storia al riguardo, per essere sicuri, questa volta, di aver inquadrato giusti obiettivi.
     Il racconto parte dalla fine degli anni sessanta, quando qualcuno fece notare che il sistema di elettrificazione ferroviaria nel nostro paese era a 3.000 Volt, in corrente continua, mentre oltre frontiera si stava affermando il sistema monofase a 15.000 Volt, in corrente alternata.
     Gli italiani, si sa, sanno bene come trasformare le brutte notizie in convenienti opportunità. Ecco quindi che qualche grossa industria elettromeccanica del nord propose di creare in Sardegna, sfruttandone l'isolamento, un circuito di prova, elettrificando con sistemi d'avanguardia un tratto della nostra rete ferroviaria. Le fabbriche costruttrici di materiale ferroviario avrebbero potuto far scorrazzare i propri convogli sulla linea sarda ad alta tecnologia, creando duplice vantaggio. Il primo, evidente, per i viaggiatori sardi, movimentati a velocità impressionanti per l'epoca. Il secondo per le industrie stesse, finalmente in grado di vendere all'estero prodotti ben collaudati.
     Arriviamo agli anni settanta. L'idea piace, e viene avviata. I tecnici si mettono al lavoro e arrivano a concludere che la tratta Cagliari-Oristano è quella adatta: un centinaio di chilometri, senza pendenze di rilievo, con poche curve impegnative. Ma c'è un ma! I treni veloci, per correre, hanno bisogno del doppio binario. Si avvia così il raddoppio della linea ferroviaria sarda proprio nell'unico tratto in cui non era necessario: sappiamo tutti che da Cagliari ad Oristano il treno ha sempre impiegato il giusto.
     Iniziarono i lavori per il raddoppio e, più a rilento, si avviò l'elettrificazione, portandola all'incirca fino a Decimomannu.
     Senza che nessuno ne sapesse nulla, le fabbriche citate, fine anni '80, fecero anche il colpaccio: riuscirono a vendere alla FS nove locomotori elettrici monofase (serie E 491-2) per la somma di 126 miliardi di lire (il costo di allora), quando ancora non era possibile circolare con quei mezzi.
     Intanto gli anni passano, dirigenti e politici invecchiano, l'oblio dissolve gli accordi. Anni '90, arriva improvviso il contrordine parziale: smantellare immediatamente la rete elettrica fino ad ora realizzata, ma nulla fu deciso riguardo al cantiere del doppio binario, ormai avviato.
     Chiediamoci: perché ancora si continua ad investire su quell'inutile raddoppio ferroviario, quando chi è del mestiere sa bene che su una tratta a semplice binario è possibile far circolare anche oltre 70 treni/giorno?
     Quando nel 2005 feci educatamente presente che l'acquisto dei treni "pendolanti" non avrebbe risolto il problema dei tempi, ed in egual modo si espresse un preparato dirigente della Regione, l'ing. Giuseppe Concu, qualcuno dei politici manovratori mi tolse la parola.
     Siamo ad oggi. Si hanno i soldi da investire per rimodernare la sede ferroviaria, ed abbattere finalmente i tempi di percorrenza. Ma continuare a raddoppiare la tratta campidanese, alla luce di quanto detto, è follia. Si investa nei tratti più accidentati, a nord di Oristano: per una volta si facciano gli interessi della gente sarda.

(*) - dal film Hitch, con Will Smith

di Giovanni Corrao - 01/06/2016



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