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Scorie nucleari in Sardegna?

     L'ipotesi di stoccare rifiuti nucleari nella nostra isola sta compattando i nostri politici, i quali, superando ogni appartenenza ideologica, si stanno coalizzando all'unisono per rispondere "no" in coro alla sciagurata proposta.
     Ma se per un attimo proviamo a ragionare con la nostra testa sulla questione, sarà a tutti noi ben chiaro che le caratteristiche territoriali e geologiche della nostra amata terra, insieme alla sua notevole distanza dalle coste continentali, faranno sì che molti di quei fusti piombati, di cui si discute, saranno sicuramente un bel giorno abbandonati sulle nostre spiagge da scafisti continentali. Ed a nulla, ma proprio a nulla, saranno valsi quegli inutili falsi "no" usciti dalla bocca di ignobili politici sardi.
     Tutti noi sappiamo bene che da Roma ci imporranno lo stoccaggio di quei pericolosi materiali, a costo zero per loro, concedendo anche ai nostri amministratori la successiva possibilità di indignarsi. Come dire: cornuti e bastonati!
     Allora, sapendo che non potremo opporre un serio e coerente aprioristico rifiuto, alla "proposta indecente" ci conviene rispondere con un "sì condizionato". In che modo? Avanzando proposte concrete che possano almeno alleviare i disagi e i pericoli a cui andremo incontro.
     Una di queste controproposte potrebbe essere rappresentata dalla analoga agevolazione fiscale che la Spagna concede alle isole Canarie: la costituzione di una Zona franca integrale, estesa a tutta l'isola sarda. Allora sì che, in caso di un rifiuto da parte del Governo centrale alle nostre richieste, noi sardi avremmo, tutti insieme, l'obbligo tassativo di opporci. Il "no" a priori invece sembra proprio l'ennesima presa in giro ad una popolazione che ne ha ormai passate tante, troppe!
     Un "no" che ha l'amaro sapore di un accordo segreto già stipulato. ... come sempre!


di Giovanni Corrao - 26/06/2015



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