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Giorgio Asproni, per la Sardegna, nel Parlamento italiano
Un libro di ricerca di Alessandro Visani

     Qualche numero, meno d’una tabella statistica, può dare un’idea dimensionale del lavoro parlamentare svolto da Giorgio Asproni in un contesto storico di circa un quarto di secolo, nella prima parte cioè del secondo cinquantennio dell’Ottocento.
     Il suo esordio a Palazzo Carignano, cuore politico di Torino capitale pre-e-post unitaria, avvenne nella terza legislatura del parlamento subalpino, una frazione brevissima dal 30 luglio al 20 novembre 1849: 113 giorni. Fra discorsi, mozioni, interrogazioni e interpellanze, ordini del giorno ecc. gli Atti della Camera registrano 41 suoi interventi.
     Confermato nella quarta legislatura articolata in tre sessioni, dal 20 dicembre 1849 al 20 novembre 1853, per complessivi 1.431 giorni, i suoi interventi assommano a 203.
     Idem nella quinta legislatura, pure essa in tre sessioni di lavoro, dal 19 dicembre 1853 al 25 ottobre 1857: sono altri 1.406 giorni e altri 134 interventi.
     Vacante nella sesta legislatura, egli tornò a Palazzo nella breve settima legislatura, dal 2 aprile al 17 dicembre 1860: ecco ulteriori 259 giorni e 24 interventi.
     Assente anche all’ottava legislatura – quella che sancisce l’unità d’Italia in capo a Vittorio Emanuele II – rientrò nella nona, quando la capitale s’era ormai trasferita a Firenze ed il parlamento a Palazzo Vecchio: la legislatura andò dal 18 novembre 1865 al 13 febbraio 1867, articolandosi in due sessioni: 452 giorni in tutto e gli interventi imputati sono 67.
     Confermato nella decima legislatura, dal 22 marzo 1867 al 2 novembre 1870, in due sessioni – altri 1.331 giorni – gli interventi imputatigli sono 173.
     Confermato ancora nella undicesima legislatura, dal 5 dicembre 1870 al 20 settembre 1874, in tre sessioni di lavoro, in parte – fino al 24 giugno 1871 – ancora a Firenze, quindi – dal 27 novembre dello stesso anno – nel Palazzo di Montecitorio a Roma, per complessivi 1.385 giorni, risulta registrato 108 volte.
     Confermato per l’ultima volta nella dodicesima legislatura dal 23 novembre 1874, cessò alla morte il 30 aprile 1876: nelle due sessioni di lavoro, per lui utili 524 giorni, fu registrato 26 volte.
     A tirare le somme, la sua presenza effettiva nelle aule legislative fu di 6.901 giorni, vale a dire 18 anni e 11 mesi, un tempo distribuito nel maggior arco – partendo dal luglio 1849 e finendo nel l’aprile 1876 – di quasi 27 anni. Potrebbe anche meglio specificarsi dicendo che il lavoro parlamentare fu quasi equamente distribuito fra i due sistemi costituzionali: 3.209 giorni presso la Camera subalpina, 3.692 in quella italiana. Così, press’a poco, gli interventi (con prevalenza nella prima delle due Camere però): 402 e 374 rispettivamente, per 776 in tutto. Ininterrotta fu la sua presenza, in quanto oppositore, negli ultimi undici anni, quando la rappresentanza fu senz’altro quella a lui più cara: la nuorese.
     Ebbe a che fare con una decina di presidenti del Consiglio e un numero ancora maggiore di governi (oltreché con almeno cento diversi ministri): nell’Italia preunitaria cominciò con Massimo d’Azeglio, che guidò due esecutivi in sequenza, dalla primavera 1849 all’autunno 1852, e proseguì con Camillo Benso conte di Cavour, il quale fu a capo, in quella fase, di tre ministeri, fra il novembre 1852 ed il marzo “italiano” 1861, con un interregno del gen. Alfonso Ferrero della Marmora nella sesta legislatura (cui però Asproni non partecipò).
     Nel contesto del regno unitario e nella sequenza della destra storica ebbe… a bersaglio, dal 1865 e fino al 1876, il Lamarmora (passato a fine carriera a comandare l’esercito nella terza guerra d’indipendenza), Bettino Ricasoli (in una ripresa, fra 1866 e 1867, della sua prima esperienza post-cavouriana), Urbano Rattazzi (almeno per alcuni mesi tutti spesi per contenere un Garibaldi spinto verso Roma, nel 1867), Luigi Federico Manabrea (a capo di tre governi di seguito, fra ottobre 1867 e dicembre 1869, quando fu travolto dai moti popolari in odio alla tassa sul macinato), Giovanni Lanza (in carica anche nei giorni caldi di Porta Pia, con un governo fra i più longevi: quasi quattro anni), Marco Minghetti (ultimo della serie non ingloriosa della destra storica, e personalmente in replica dell’esperienza già compiuta fra 1863 e 1864).
     Alle otto legislature cui prese parte egli pervenne con elezione sei volte ottenuta in Sardegna (a Nuoro nella prima e dalla quinta all’ottava della serie, ed a Lanusei nella quarta) e due volte a Genova, 3° collegio.
     Per quel che conta, egli è sempre qualificato, negli atti parlamentari, come avvocato, tranne che nelle prime due sue legislature: nella terza della serie subalpina (secondo semestre 1849) quando egli è indicato come “Canonico ed avvocato” e nella quarta come “sacerdote ed avvocato”.
     I suoi interventi registrati dovrebbero essere, ad una conta che naturalmente vale, come detto, per il profilo genericamente dimensionale, e cioè come indice della sua partecipazione alla vita parlamentare in tutte le sue forme e del suo raccordo con le problematiche sociali ed economiche, ed anche di altra natura ora amministrativa ora giudiziaria ecc. , per una metà volti a materie d’interesse regionale e per un’altra metà a questioni politiche od economiche più generali.
     E’stato il caro e indimenticato, benemerito professor Tito Orrù a procedere per primo a una ricognizione degli atti parlamentari intestati a Giorgio Asproni e a un giudizio complessivo, articolato e argomentato. Così in diverse delle prefazioni ai volumi della collana diaristica, così in relazioni dette e scritte, fra convegni e pubblicazioni. Ricorderei qui ora, andando quasi a memoria o per pochi appunti, il contributo recato specificamente nell’anniversario del primo centenario della morte del Nostro (dunque 1977) a Bitti e poi rifluito con tutti gli approfondimenti e ampliamenti del caso nel quarto volume degli annali della Facoltà di Scienze Politiche. Con, appunto, una corposa appendice di 35 pagine fitte di titoli: lunga elencazione dei temi trattati in parlamento, prevalentemente nella interlocuzione istituzionale con il governo, ovviamente sull’intero spettro delle tematiche d’attualità e valendosi delle forme consentite dai regolamenti, inclusi gli interventi sui bilanci ministeriali o sulle riforme politiche di maggior rilievo (fra esse quelle ecclesiastiche).
     Viene spontaneo andare alle ultime registrazioni, nella sessione del 1876: “Istanza del dep. Asproni al Ministro dei Lavori Pubblici per la legge sulle ferrovie sarde – vota contro la richiesta del Presidente del Consiglio di rinviare la votazione sulla proposta di non portare modifiche alla legge sul macinato…”. Segue, nella ripresa che ne ha fatto il professor Orrù …” Parole del Presidente della Camera nell’annunciare la morte del dep. Asproni. Considerazioni del Ministro Guardasigilli e proposta di onoranze – Parole di duolo e osservazioni dei deputati Umana, Ferrari, Bonfadini, Sella, Minghetti, La Porta e del Ministro degli Interni. Repliche – E’ approvata la proposta del Guardasigilli per tre giorni di lutto alla Camera in onore del dep. Asproni. Sorteggio della Commissione per le onoranze”.
     Ora di “Giorgio Asproni nel Parlamento italiano” – così il titolo dell’opera – si è occupato il bravissimo Alessandro Visani in un saggio di raccolta di alcuni fra i più significativi discorsi a Palazzo Carignano, o a Palazzo Vecchio, o a Palazzo Montecitorio, del deputato bittese. Sottotitolo “La battaglia per la Sardegna (con un inventario degli atti parlamentari”. Prefazione di Anna Maria Isastia (“Ecco allora che tra le righe dei ‘casi di Sardegna’ si delineano i contorni precisi dell’uomo e del suo pensiero: la sensibilità per i meno fortunati, per i lavoratori, il suo senso civico, il suo intendere la difesa degli interessi sardi, della sua terra, come una parte importante di un complessivo processo di modernizzazione del Paese che non poteva e non doveva lasciare indietro nessuno”). Per le edizioni Mediascape srl di Roma (2011), e il patrocinio e contributo finanziario della Provincia di Cagliari, della Fondazione Banco di Sardegna e dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico di Nuoro. Un testo di grafica sobriamente elegante, di duecento pagine. Un volume presentato da Idimo Corte, l’instancabile presidente (e comunque sempre ispiratore) della meritoria Associazione Culturale Giorgio Asproni, proiezione – ma con una sua autonomia propositiva, organizzativa e statutaria – di enti del Grande Oriente d’Italia (di cui il deputato e giornalista politico Asproni fu alto dignitario nel passaggio fra anni ’60 e anni ’70 dell’Ottocento). E con l’Associazione, voluta dai suoi stessi “apostoli” vien qui giusto citare anche la Fondazione istituita di recente con legge regionale, anche se – ed è riflessione personalissima – fatico a comprendere come i democristiani siglati pdl o riformatori possano dirsi intimamente asproniani, tanto sono lontani,. il loro imprinting etico-civile e il loro presente politico, dalle migliori idealità del canonico ribelle che fu repubblicano e – pur con tutti i meravigliosi distinguo dell’anima libera – mazziniano, cattaneano e garibaldino! Tutt’altra storia, dunque, di quella dei democristiani di ieri e ancor più di oggi (perché in mix senza capo né coda con gli ex fascisti e con i demagoghi plebiscitari che hanno travolto ogni dignità istituzionale di questa nostra patria, tanto più nel 150° suo anniversario statuale).
     Gli atti parlamentari riportati testualmente da VIsani riguardano esclusivamente, come detto, materie di diretto interesse isolano: sono quattordici, sei riferiti alla Camera subalpina (Commissariato regio in Sardegna, servizio postale, lavori pubblici e stradali, cessione dei terreni demaniali, amministrazione dei boschi) ed otto del Parlamento nazionale italiano: petizione dei comuni (per le infrastrutture e in generale sullo stato delle amministrazioni), miseria sociale dei territori, convenzione governativa per le ferrovie statali, esercizio provvisorio del bilancio, inchiesta sulle condizioni socio-economiche dell’Isola, sicurezza pubblica, comunicazioni telegrafiche.
     Acuta ed efficace anche nella sua resa di sintesi la introduzione di Visani, che accenna anche alle piste di nuove ricerche. Può forse valere a dar conto sintetico della lettura che lo studioso fa della complessa figura pubblica del Nostro – uomo della democrazia nelle istituzioni e nella stampa – questo passaggio: “Asproni quindi si muove su fronti diversi e le sue idee prendono forma sia in parlamento che dalle colonne di giornali e riviste. La frenetica e intensa azione pone allo storico il problema della ricostruzione del suo percorso ideale e politico, specie se si vuole andare al di là della ’versione dei fatti’ (comunque importante) da lui offerta attraverso il Diario Politico, ma confrontarsi con le fonti di prima mano che, nel suo caso, non possono che esser individuate in primis nell’attività parlamentare e negli scritti. E’ un lavoro lungo difficile, bisogna dirlo, perché ci troviamo di fronte ad una personalità ricca e complessa il cui pensiero e la cui azione segue una strada non sempre lineare, fermi restando alcuni punti centrali che rappresentano le coordinate immutabili del suo cammino”.

Gianfranco Murtas - 06/03/2012


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