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Quel sentimento mai perduto del Risorgimento democratico
Il centenario della nascita di Franco d’Aspro

     Nella primavera 1976 dette anche il suo nome ad un appello per l’elezione di Lello Puddu a deputato, in quel rinnovo parlamentare convocato per il 20 giugno. La cosa non riuscì, ma quella sottoscrizione di molte e qualificatissime personalità della cultura, dell’arte, dell’economia, dell’ambientalismo ecc. dell’Isola – ricordo fra i molti altri anche Tito Orrù e Raniero Massoli Novelli – costituì un affidamento alla credibilità repubblicana che altri partiti, più schiacciati sulle rigidezze della militanza, non avevano. Franco d’Aspro – il grande scultore – non aveva mai avuto in tasca alcuna tessera di partito, ma era nipote di carbonaro e figlio di massone liberale ed antifascista, e quelle radici le teneva presenti sempre, perché degne di essere onorate nella sequela dell’esempio.
     Nel 1948, quando fu iniziato anche lui alla Massoneria nella Obbedienza scozzesista di Palazzo Brancaccio, entrò a far parte, a Cagliari, di una loggia che aveva il titolo distintivo di Mazzini Garibaldi. La diarchia democratica del Risorgimento l’aveva allora anche onorata con un grande gesso scurito, che faceva la sua figura nella sede, umile e francescana, di via Macomer.
     Così ad ogni 10 marzo – data evocativa della morte di Giuseppe Mazzini a casa Rosselli in quel di Pisa – non mancava mai alle onoranze allestite, anche a Cagliari, dal Grande Oriente d’Italia, dove egli era poi confluito. Ritornava l’insegnamento etico-civile e patriottico dell’Apostolo repubblicano. E la testimonianza ancora etico-civile e patriottica, politica nel senso più alto del termine, si riaffacciava anche ad ogni ricorrenza del 20 settembre, perché alla Roma conquistata, oltre Porta Pia, dai bersaglieri di Cadorna, non poteva ogni volta non associarsi quella sognata nel 1849, per la quale morì il nostro Goffredo Mameli poeta ventunenne, amato come un fratello minore, fino all’ultimo in quella crudele lunghissima agonia, da Mazzini e Garibaldi. D’Aspro partecipava ogni volta con l’inalterato sentimento della tradizione democratica appreso nella sua prima educazione domestica e alimentato nelle sue esperienze di adulto.
     Artista senza condizionamenti, era venuto in Sardegna – lui piemontese (nato a Mondovì in provincia di Cuneo) figlio abruzzese e di toscana, cresciuto ed educato in Irpinia ed a Bologna (alle Belle Arti del capoluogo felsineo) – nel 1938 per una mostra personale, giovane di 27 anni. Non se ne sarebbe più andato. Ed ha un che di simbolico il fatto che l’attacco cardiaco e la morte siano sopravvenuti, nel settembre 1995, mentre da una vacanza in continente rientrava a Cagliari.
     Aveva avuto fra le molte altre – peraltro tutte legate da un filo rosso di coerenza nello sviluppo della figura plastica – una stagione di più larga notorietà, ben oltre i recinti dei competenti: fu quando negli anni fra ’50 e ’60 studiò le tecniche d’arte delle popolazioni nuragiche e ne riprodusse, replicando appunto quelle tecniche, una larghissima serie di modelli bronzei. Uno dei bronzetti finì addirittura al Cremlino, dono del presidente Antonio Segni al segretario del PCUS Nikita Kruscev in occasione di una visita di stato.
     Cento anni. Siamo alla vigilia del centenario della nascita di Franco d’Aspro, figlio dell’Italia del Novecento – il secolo che egli ha percorso quasi interamente – fattosi sardo per illuminazione. Ponte egli stesso fra l’Italia delle cento città, delle culture regionali variamente combinate per la definizione di un profilo identitario all’altezza dei tempi nuovi per il lancio europeo, e la Sardegna anch’essa vissuta nella molteplicità delle sue ispirazioni ed espressioni e nei travagli fra passato d’arretratezza e modernità.
     Sarebbe certo bello, oltreché doveroso, che si trovasse il modo di onorarne la memoria nella speciale circostanza centenaria. Lo facciano le pubbliche amministrazioni, lo faccia il liceo artistico del cui corpo docente fu parte per un sessennio giusto cinquant’anni fa, lo faccia la Massoneria che lo ebbe Maestro e alto grado scozzese, lo faccia la redazione di qualche giornale o telegiornale regionale, lo facciano gli amici e gli ammiratori quidam che non hanno perduto, nel loro intimo, l’orma della sua lezione.
     Anni fa – nel 2005, decennale della scomparsa – gli ho dedicato un libro (“Franco d’Aspro, maestro d’Arte e di Loggia”), ma oggi penso che dovrebbero replicarsi le attenzioni e le cure ad una memoria nobile quant’altro poche. Un modo umile, semplice ed onesto mi è sembrato quello di proporre una specie di guida di Cagliari attraverso le sue opere presenti in spazi pubblici o nelle istituzioni accademiche, musicali, economiche, religiose, massoniche, ecc., diffuse in città.
     Eccone di seguito una traccia, che spererei di poter tradurre (con l’ottima collaborazione di un valentissimo ed appassionato giovane fotoreporter – Roberto Satta) in una mostra fotografica, ove mai la stampa di un libro riuscisse, per i tempi che attraversiamo, eccessivamente onerosa ...

     Sono più di venti i siti pubblici all’aperto o sedi istituzionali, o ancora chiese, che nella città di Cagliari accolgono le opere dello scultore Franco d’Aspro di cui il 17 dicembre 2011 si celebra il primo centenario della nascita. Nel novero entrano istituti universitari (policlinico compreso) ed enti economici o bancari, i due cimiteri ed il municipio, varie chiese e la casa massonica, il museo diocesano ed il conservatorio di musica, la biblioteca universitaria e campanili, piazze e viali …
     Può anche ipotizzarsi una passeggiata per i quartieri antichi e moderni del capoluogo fissando le tappe di sosta proprio nei siti in cui il Maestro è presente con una (e sovente più d’una) sua scultura di varie dimensioni, ma sempre rivelatrici della sua inconfondibile cifra stilistica peraltro, per taluni aspetti, in continua evoluzione.

MUNICIPIO – VIA ROMA
     L’ideale percorso cittadino potrebbe partire dal Palazzo Municipale “Bacaredda”, in via Roma. Qui, in un corridoio museale al secondo piano, non lontano dall’ufficio del sindaco, si trova il busto in bronzo e dimensioni al naturale, della scrittrice Grazia Deledda.

BANCA D’ITALIA – LARGO CARLO FELICE
     Spostandosi nell’adiacente largo Carlo Felice incontriamo due istituzioni che nelle rispettive sedi accolgono i lavori di d’Aspro. Iniziamo dalla Banca d’Italia: qui troviamo, nell’ampio salone di cassa, collocato giusto sopra la vetrata d’ingresso, un grande pannello bronzeo realizzato, riguardo al disegno, insieme con Foiso Fois, raffigurante scene del lavoro artigianale e rurale proprio della Sardegna.
     Altri due pannelli, riconducibili interamente a d’Aspro, hanno trovato collocazione negli androni d’accesso del pubblico al primo piano dell’edificio. Rappresentano entrambi ambienti ed operazioni del lavoro manuale, fonte di reddito, e quindi di vita, dei ceti poveri dell’Isola.

CAMERA DI COMMERCIO – LARGO CARLO FELICE
     Proseguendo in salita, sul lato opposto dello stesso largo Carlo Felice, giungiamo alla storica sede della Camera di Commercio. Nel sottopiano, ove è allogata la biblioteca, si trova – sopra una libreria vetrata – una testa in terracotta, di dimensioni doppie del naturale, del deputato e grande mutilato della prima guerra mondiale Carlo Delcroix.

EX CLINICA ARESU – VIA SANTA MARGHERITA
     Superata la piazza Yenne e percorsa l’intera via Santa Margherita, giusto all’incrocio con la perpendicolare via San Giorgio, ecco il palazzo che fino a pochi anni fa ospitava la clinica universitaria di Medicina, intitolata all’ex rettore Mario Aresu. All’originario titolare è dedicato il primo dei manufatti d’arte presenti nel compendio: giusto all’ingresso, sulla destra, è il busto bronzeo, di dimensioni al naturale, dell’illustre clinico.
     Nello stesso vano d’ingresso, sul pianerottolo da cui si biforca poi la scalea che porta al primo piano, ha trovato invece sistemazione la grande erma di Ippocrate, il padre della scienza medica.
     Nel cortile che circonda lo stabile, e precisamente sulla sinistra uscendo, si trova, accosta alla parete perimetrale in cemento armato che s’alza per oltre venti metri, una fontana-laghetto abbellita da quattro mascheroni bronzei, anch’essi opera di Franco d’Aspro.

OSPEDALE CIVILE – VIA OSPEDALE
     Lasciata l’ex clinica Aresu e risalendo per la via San Giorgio si arriva al colonnato dell’Ospedale Civile. Nel suo atrio, giusto ai due fianchi del busto marmoreo dell’architetto Cima (1889) si trovano quelli bronzei, di dimensioni al naturale, del professor Angelo Garau – sulla sinistra – e del professor Alfonso Ligas, sulla destra. Onore a due primari che hanno speso la intera loro vita professionale nel servizio alla sanità pubblica.

EX ISTITUTO DI ANATOMIA UMANA – VIA PORCELL
     Proseguendo per due centinaia di metri in salita verso il Castello, proprio di fronte alla clinica Pediatrica, è l’ex istituto di Anatomia Umana, che ha trasferito ormai da tempo la sua operatività nel Policlinico di Monserrato lasciando i locali alle suore missionarie della Carità. Attualmente – con ingresso sul lato posteriore a quello principale della via Porcell – quegli spazi ospitano il dipartimento delle relazioni estere della Università. Qui si trovano due manufatti artistici di d’Aspro: un busto in pietra di Giovanni Porcell, protomedico cagliaritano del XVI secolo, e – di fianco, affisso al muro – un crocifisso bronzeo.

CASA MASSONICA – PIAZZA INDIPENDENZA
     Risalendo ancora per il rione di Castello attraverso la via Fiume e il tratto del viale Buoncammino dov’è Porta Cristina, si giunge a piazza Indipendenza. L’edificio che qui insiste al civico 1 con lati lunghi sulle parallele via Canelles e via Lamarmora, costituisce la casa massonica del Grande Oriente d’Italia. Qui al primo piano, nella sala delle memorie storiche, si trova il busto bronzeo, di dimensioni al naturale, del Gran Maestro Armando Corona.

MUSEO DIOCESANO – VIA FOSSARIO
     Scendendo ora dalla parte apicale del Castello verso la Domeria (l’area Episcopio-Cattedrale) si giunge alla via Fossario nel cui tunnel affaccia l’ingresso del Museo Diocesano. Qui sono confluite varie opere di Franco d’Aspro in precedenza ospitate in duomo: fra esse un crocifisso bronzeo, un medaglione argenteo raffigurante l’arcivescovo Ernesto Maria Piovella (deceduto nel 1949), e tre stazioni della via Crucis donate alla Cattedrale, negli anni ’70, dall’allora parroco canonico Perra.

BIBLIOTECA UNIVERSITARIA – VIA UNIVERSITA’
     Raggiungendo la vicina Biblioteca Universitaria, è possibile ammirare tre manufatti: nell’ufficio di direzione il busto bronzeo di dimensioni al naturale di Francesco Alziator; nella dirimpettaia solenne sala settecentesca quello dell’artista Anna Marongiu Pernis; in una parete dei magazzini corrispondenti al piano terra dell’edificio (ma sottopiano rispetto agli spazi fruibili dal pubblico) un grande crocifisso in bronzo.

CHIESA DI SAN DOMENICO – PIAZZA SAN DOMENICO
     Lasciando Castello per discendere verso il quartiere di Villanova, superando la via Mazzini, le piazze Martiri d’Italia e Costituzione ed il primo tratto del viale Regina Elena, si raggiunge rapidamente la chiesa parrocchiale di San Giacomo per imboccare, alla sinistra di questa, la via San Domenico. Nella chiesa “nuova” di San Domenico (con ingresso dalla scalinata oppure con accesso dal laterale chiostro trecentesco) si trova, nell’altare del Santissimo, alla sinistra del grande presbiterio sopraelevato, il prezioso tabernacolo bronzeo.

CHIESA DI SANTA LUCIA – VIA DONIZETTI
     Scendendo ulteriormente da Villanova a San Benedetto (attraverso la via XXIV Maggio, la piazza Garibaldi, la via Farina e, oltre la via Dante, la via Cimarosa) si arriva alla chiesa “nuova” di Santa Lucia, con ingresso nella parallela via Donizetti. Qui sono custodite due opere: una Pietà, accosta al muro del vano ante-sacrestia, ed un crocifisso argenteo nella sacrestia.

CONSERVATORIO PIERLUIGI DA PALESTRINA – VIALE CIUSA
     Se dall’asse via Dante si risale (press’a poco all’altezza della chiesa di San Paolo, in piazza Giovanni XIII) al viale Ciusa, giusto all’angolo con la via Sant’Alenixedda (e nelle vicinanze del grande mercato civico di San Benedetto) si giunge al Conservatorio di musica intitolato a Pierluigi da Palestrina. Dello stesso Palestrina è il grande busto (forse quattro volte il naturale) in pietra che si trova nel vasto atrio della scuola.

EX EPT/PROVINCIA – VIA CADELLO
     Procedendo verso la prossima via Cadello, si raggiunge il grande complesso ex IPAB in cui sono riuniti diversi uffici dell’Amministrazione Provinciale di Cagliari, compreso il disciolto Ente Provinciale del Turismo. Al quarto piano dell’edificio (dov’è ora l’assessorato del Turismo), sono esposte quattro opere di d’Aspro: un crocifisso stilizzato di piccolo formato, un secondo di maggiori dimensioni, un cavallo in corsa, ed un pannello anch’esso raffigurante la suggestiva corsa di numerosi equini.

CIMITERO SAN MICHELE – PIAZZA DEI CASTELLANI
     Raggiungendo il cimitero civico di San Michele, già nel quadrato erboso di destra alla base della scalinata che porta alla cappella, si trovano riuniti diversi manufatti: lapidi bronzee, vasi e rampicanti nella tomba della famiglia Grassi-Mulas, nell’angolo alto sul fianco che costeggia i primi gradini; lapide e plastico, pure in bronzo, di un giovane su una motocicletta – Massimo Pedota (deceduto per incidente nel 1972) –, posto lungo il bordo inferiore del quadrato. Sullo stesso piano – ma alla sinistra della scalinata – è possibile vedere, già dal bordo esterno, una Pietà con vaso (tomba Giuseppe Aru-Martina Demelas, +1972 e +1978), e in un punto più inoltrato un Cristo (tomba Mario Aru, +1977). Ritornando sulla parte destra della scalinata, ma al livello già della prima rampa, ecco altri esempi dell’arte funeraria di d’Aspro: un angelo con torcia nella tomba familiare Ricolfi-Atzeni (+1924, +1924, bis, +1976, bis, +2004); e un Cristo disteso dormiente, nella tomba Masella-Furlani (+1956, +1972,+2000).

INTERFACOLTA’ SA DUCHESSA – VIALE IS MIRRIONIS
     Ritornando attraverso le vie Duca degli Abruzzi e Is Mirrionis verso il centro cittadino, occorrerà fermarsi in località Sa Duchessa/piazza d’Armi dove sono le facoltà umanistiche (Lettere, ex-Magistero ecc.). Nel corpo metallico sulla destra del principale risiede fra l’altro la biblioteca del Distretto delle scienze umane che custodisce il busto bronzeo, in dimensioni al naturale, di Dante Alighieri (al quale è intitolata la sezione).

FACOLTA’ DI INGEGNERIA – VIA PESCHIERA
     Guadagnata la cancellata d’uscita dal recinto dell’area universitaria, bisogna attraversare la piazza d’Armi e sul lato della via Peschiera entrare nel grande spiazzo che circonda la facoltà di Ingegneria. Sulla parte a sinistra di questa area si trova il monumento a Mario Carta, già preside di quella facoltà.

VIALE SANT’IGNAZIO
     Fatta la breve risalita che dalla piazza d’Armi porta fin verso il carcere, occorre compiere il percorso dell’intero primo tratto del viale Buoncammino per scendere quindi nel viale Sant’Ignazio. Giusto di fronte alla chiesa dei Cappuccini s’alza la statua bronzea di Sant’Ignazio da Laconi protetta da una ringhiera.

CHIESA DI SANT’ANTONIO (SANT’IGNAZIO) – VIALE SANT’IGNAZIO
     All’interno della chiesa dei Cappuccini, storicamente intitolata, con il convento, a Sant’Antonio da Padova si apre, sul fianco sinistro della navata, il santuario di Sant’Ignazio da Laconi: proprio di lato all’ampio ingresso di quest’ultimo, lateralmente ai gradini, sono collocati due grandi candelieri con raffigurazioni che rimandano alla storia del Francescanesimo. Visibili nella sacrestia (e protetti da furti che in passato già li hanno profanati) sono un grande e prezioso ostensorio e sei piccoli angeli con lume di abbellimento dell’altare nelle solenni occasioni liturgiche.

CHIESA DEL CARMINE – CAMPANILE, VIALE TRIESTE
     Procedendo ora in discesa dal viale Sant’Ignazio verso il viale Trieste (basta entrare, attraversando il corso Vittorio Emanuele, nella via Sassari e fermarsi alla piazza del Carmine), ecco il campanile della “nuova” chiesa del Carmine, ricostruita dopo i bombardamenti del 1943. Proprio sulla cuspide s’alza la statua bronzea della Vergine: d’imponente struttura (alta mt 3) si trova a 50 mt dal suolo stradale.

CIMITERO MONUMENTALE DI BONARIA
     Avanzando lungo la via Roma ed il viale Bonaria, si arriva al cimitero monumentale. Le opere di d’Aspro si trovano qui tutte ravvicinate fra loro ad impreziosire cinque tombe. Muovendo dalla destra dei cancelli d’ingresso, giusto sopra i colombari delle serie 9 e 10, occorre deviare a sinistra nella prima salita della collina ed ecco a terra, a man sinistra, sul marmo della tomba di Marielisa Vacca (bimba morta nel 1942) il bassorilievo di un angelo in preghiera. Proseguendo nel vialetto, e ancora sul fianco sinistro, ecco la grande statua bronzea di un uomo – forse lo stesso Cristo umanissimo staccatosi dalla croce, che alle sue spalle è spoglio infatti di alcuna figura – che sostiene una esanime giovane Annina Gianeri in Rossi (+1963, deceduta dopo una improvvisa malattia di un solo giorno); d’intorno sono tre fiamme ardenti. Ancora salendo lungo il vialetto, ma sul lato opposto si trova la cappella della famiglia Spano: sopra la porta d’ingresso è il bassorilievo di una Madre con Bambino; all’interno sono varie colonnine anch’esse bronzee. Negli stessi pressi, sulla destra del vialetto più avanzato, è un grande Cristo a presidio e trionfo della tomba della famiglia Argiolas-Cao; un vaso pure esso bronzeo completa l’arredo. Discendendo ora dallo stesso vialetto ecco una grande statua della Pietà, che sovrasta le tombe della famiglia Re (Luigi, Mirra, Irma ed Elvira); compongono l’arredo anche due vasi e due lucerne pure bronzee.

PIAZZALE BONARIA
     Ai due lati estremi del piazzale della basilica di Bonaria sono state collocate nel 1970, alla vigilia della visita del papa Paolo VI, due opere echeggianti le vicenda storica o storico/mitologica della Vergine giunta dal mare: infatti sopra le tre onde d’acqua ecco, nel manufatto di destra, la Madonna con il Bambino sul braccio sinistro e con la destra a reggere la candela miracolosamente accesa; egualmente sopra le tre onde d’acqua, nella rappresentazione plastica di sinistra, più prossima anche al portone del santuario, ecco quindi la caravella con le tre vele e a prua la Vergine in piedi.

CHIESA B. VERGINE DELLA SALUTE – LUNGOMARE SALINE
     Raggiungendo, attraverso il viale Diaz e l’intero viale Poetto, il lungomare Saline (area Ausonia) si arriva alla chiesa parrocchiale della Beata Vergine della Salute. Qui sono disposte, lungo le due pareti dell’aula pubblica, le 14 stazioni della Via Crucis (sette per fianco): esse sono rappresentate tutte con scene a tre soggetti su base orizzontale. Nel presbiterio (attualmente l’altare officiato è quello di un locale interno, attesi i restauri della aula navatale) è un grande crocifisso su croce astile e ricca base istoriata.

POLICLINICO UNIVERSITARIO DI MONSERRATO
     Presso la Direzione Sanitaria del Policlinico di Monserrato si trova una raffigurazione del volto della Vergine, frutto di una donazione.



Gianfranco Murtas - 27/11/2011



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