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I Ferrara liberali comunisti ... e altro

     Parlare oggi di comunismo e di anticomunismo è ormai fare un’operazione di storia; recente, se vogliamo, ma passata. Il crollo del comunismo in Europa si fa risalire al 1989, cioè alla caduta del muro di Berlino, anche se l’epilogo del sistema sovietico si avrà solo nel 1991, con lo scioglimento del Partito comunista dell’Unione sovietica, il 29 del mese di agosto.
     In un libro non recentissimo “Il fratello comunista” (Milano, 1997, pag. 162) l’autore Giovanni Ferrara (liberale) si interroga, con un sapiente racconto familiare riferito al fratello Maurizio (comunista) sulla politica e sulle ideologie che si sono intrecciate in mezzo secolo di vicende nazionali.
     Maurizio Ferrara, ex direttore dell’Unità, ex presidente della Regione Lazio, ex senatore e per oltre quarant’anni esponente di spicco del partito comunista italiano, con la moglie Marcella, ex segretaria di Togliatti, era stato autore di un libro “Conversando con Togliatti” che, negli anni ‘60, circolava nelle sezioni del PCI. Definire agiografica l’opera è fare un forte sconto critico agli autori, che sono peraltro genitori di Giuliano Ferrara, il brillante direttore del quotidiano “Il foglio”. Il volume è scritto da Giovanni Ferrara, professore di storia antica, liberale e anticomunista per ragioni profondamente radicate nella cultura crociana, antifascista e democratica, vissuta in famiglia.
     Il racconto di Giovanni esordisce con una scena drammatica. L’autore, in un pomeriggio d’estate, è alla finestra e si sente chiamare a gran voce dalla cognata Marcella: “per favore vieni subito da Maurizio, forse solo tu puoi parlargli… ti prego”. Giovanni corre dal fratello Maurizio e lo trova accasciato, ammutolito e in lacrime. “Caro mio, dice Maurizio, è tutto finito … non resta niente, niente di niente”.
     Il dialogo sulla crisi distruttiva del comunismo non si svolge tra i due con la consueta concitazione politica tra un comunista e un liberale, ma con lunghi e ansiosi silenzi.
     I casi della storia, cerca di spiegare il fratello professore, sono immensi e per lo più imprevisti. Ma per il fratello Maurizio, centocinquant’anni di lotte per sconfiggere il capitalismo e scoprire che il sogno della rivoluzione ha finito per fondare e sviluppare la democrazia borghese in Italia è un assurdo incredibile.
     L’andamento del dialogo continua con diversi “flash-back” che rivelano la mancanza assoluta di pentimento per le colpe politiche e morali del comunismo. In conclusione il fratello Maurizio era stato sempre irriducibile comunista mentre Giovanni era stato sempre “anticomunista”.
      “Una parola – egli dice – che nella pratica ha molti significati, si va dal peggiore fascismo al più puro spirito liberale e democratico”.
     La conclusione porta al rilievo che nel cinismo di molti ex-comunisti ci sono tracce del crudo realismo leninista e togliattiano anche quando professano altre idee. Per esempio: il riconoscimento della potenza storica, della vittoria epocale del capitalismo. L’epilogo è chiaro. Per quarant’anni e più il fratello Maurizio si riteneva alla sinistra del fratello Giovanni. Dagli anni novanta si posizionava alla sua destra. L’assassinio di milioni di innocenti e di molti compagni rivoluzionari era dimenticato.
     Il fondamento di quel comportamento era prodotto dal non aver capito che cos’è la libertà. I deboli antifascisti amici del padre avv. Mario Ferrara (Amendola, Salvemini, Bauer, Lussu, Fancello) come erano stati vinti dal fascismo lo sarebbero anche dal comunismo, cioè dal mondo di convinzioni in cui Maurizio credeva con fede religiosa.
     Per lo storico Giovanni Ferrara, scomparso il pericolo comunista, la società democratica si trova davanti a sé immensi problemi imputabili alle difficoltà del mondo attuale. E per risolverle non basta l’ammirazione sconfinata per l’economia di mercato, tipica di neofiti e convertiti, l’ammirazione per il liberalismo quasi monchesteriano, conservando - ben si intende - una doverosa compassione per i ceti emarginati.
     Il “consenso”, avverte l’autore, si può ottenere in molti modi (polizieschi, violenti, mediatici) ma la libertà, la semplicissima e visibile libertà della gente comune, è il fondamento essenziale della democrazia; la lotta per la libertà, è questo il sottinteso assunto.
     Un anno dopo la pubblicazione del libro, alla morte del fratello “comunista” seguiva quella del fratello “liberale”.

(pubblicato sul numero 104 del maggio (3) 2010 del periodico web.tiscali.it/ilritrovodeisardi)


Marcello Tuveri - maggio 2010


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