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Sardegna e I.N.P.S.: il nuovo corso

     In Sardegna il Governo centrale può fare ciò che vuole. Dopo che Berlusconi nelle elezioni regionali dell’aprile scorso “ci ha messo la faccia” glorificando ad alleati ed avversari la sua vittoria, il suo potere è totale. Non resta che dargli credito. Anzi il credito sulla sua onnipotenza nella nostra isola lo dimostrano alcuni fatti che si fanno dannosamente accentuandosi sulla gente comune.
     L’elenco è diffuso. Si va dal mancato G8 di La Maddalena, dall’assenza totale dello Stato centrale e della Regione nella difesa delle poche industrie e (Ottana in testa) la chiusura dei plessi scolastici nelle zone interne e la soppressione di interventi vitali nelle scuole materne, il mancato finanziamento di qualunque infrastruttura di rilievo compresa la Sassari-Olbia e la metropolitana di Cagliari legate a promesse e smentite ad ogni variazione di bilancio. Inutile ogni confronto con l’altra grande Isola, la Sicilia. La minaccia di alleati (il Presidente Lombardo) e collaboratori (Miccichè) del presidente del consiglio ha prodotto un finanziamento straordinario dello stato per 4 miliardi contro un contributo di consolazione di 60 milioni alla Sardegna.
     Alle vicende del recente passato si aggiunge la minaccia della bomba ecologica che sarà piazzata nel golfo dell’Asinara con il max deposito E.N.I.. La prospettiva di collocare in Sardegna una o più centrali nucleari è tutt’altro che sparita. Nonostante le smentite la delega al governo centrale contenuta nell’art.25 della legge 99/2009 consentono dove vuole anche contro il consenso della Regione, ricorrendo al potere sostitutivo degli organi centrali, nella fattispecie il Commissario governativo.
     All’insieme di queste orribili prospettive si aggiunge ora la chiusura delle sedi periferiche (chiamate agenzie, ma spesso solo punti di presidio del territorio).
     Il commissario governativo dell’INPS, che sostituisce gli organi previsti per legge, è l’avv. Mastrapasqua, ex avvocato generale dello Stato. Esegue puntualmente le scelte non del Ministero del lavoro e della Previdenza sociale, ma quelle del Ministro dell’economia Tremonti specializzatosi nel conseguimento di economie di scala (cioè tagli) in ogni settore dello stato sociale come la scuola e la previdenza.
     Per la precisione Gavoi, Giba, Cagliari La Palma, Pirri, Senorbì, Siniscola, Thiesi, Alghero, Macomer, Sorgono e Tempio non avranno più il riferimento diretto del massimo istituto previdenziale.
     Pensionati, invalidi, disoccupati, lavoratori ed anziani dovranno rivolgersi ai già affollati centri provinciali. Gran parte dei 360 comuni dell’Isola subiranno un ulteriore allontanamento dei servizi sociali.
La mobilitazione dei sindaci dei paesi interessati è stata pronta e giusta. Ma non c’è da farsi illusioni: l’INPS è la struttura più centralistica dello Stato italiano.
     L’idea di risparmiare in un’isola popolata da cittadini pazienti e obbedienti è naturale. Che importa se la chiusura delle agenzie aumenterà la fuga dalle zone interne? Che rilievo può avere per gli astratti moduli organizzativi concepiti per le altre regioni italiane con una densità di popolazione intorno ai 200 abitanti per kmq se in Sardegna tale densità non supera le 69 unità per kmq?
     A chi importa che il sistema stradale, le condizioni orografiche dell’Isola, la già ridotta sicurezza nei servizi di polizia (si pensi al numero delle stazioni “citofoniche” dei Carabinieri, vale a dire semi-chiuse per i cittadini) aumenteranno la desertificazione della nostra terra, l’abbandono delle zone periferiche, l’immigrazione verso il nord Italia.
     E’ vera Europa?
     In uno stato che si dice avviato verso una riforma federalista è quanto di peggio potevamo aspettarci dalla sintonia politica tra Governo centrale e regionale.
     E’ l’unione di due assurde devianze dalla regola della civile convivenza regionale.
     E’ l’allontanamento progressivo dei vincoli di solidarietà sociale e l’avvio di una forma nuova di separatismo, non quello della Sardegna dall’Italia, ma dell’Italia dalla Sardegna.
     Il tutto in un momento in cui l’Ente previdenziale sbandiera utili.


Marcello Tuveri - 05/10/2009


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