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Laici e cattolici per un nuovo riformismo

     Il titolo dell’articolo è rubato, pari pari. Rubato perché rappresenta una felice sintesi dell’ambizioso progetto che si sta mettendo in campo per creare in Italia il Partito democratico.
     Con i recenti contemporanei congressi nazionali dei Ds e della Margherita si è dato il via alla creazione di una grande complessa forza di centrosinistra, in rappresentanza di circa un terzo del paese. Qualcuno ci ha rimproverati di essere stati troppo impulsivi, altri ci hanno consigliato di meditare ancora. E’ nostra convinzione invece che non siano stati affatto affrettati i tempi e che il frutto fosse ormai maturo e pronto da cogliere. Un’ulteriore attesa ci avrebbe fatto perdere una grande occasione, col rischio di raccogliere un frutto ormai marcio. Anzi tra Ulivi vari, ipotesi federative, affermazioni altalenanti, abbiamo rischiato di gettare al vento la preziosa opportunità di far convergere in una grande forza politica di centrosinistra culture e tradizioni democratiche di diversa estrazione.
     In politica è sempre più importante rispettare e mantenere i ritmi di una società in frenetica evoluzione: troppo spesso il governo della cosa pubblica non riesce a guidare il processo sociale del cambiamento, ma lo rincorre. E pur così è per le formazioni politiche, ancora alla ricerca di uno stabile assestamento dopo la stagione dei collassi e delle implosioni di fine secolo scorso.
     Noi abbiamo sentito forte l’obbligo morale e la responsabilità politica di dare al paese una forte guida che prendesse le mosse dall’area della sinistra democratica, superando contrapposizioni e distinzioni alla ricerca di una governabilità seria ed efficiente. Ma soprattutto abbiamo ritenuto di dover dare una risposta chiara al paese che alle ultime elezioni politiche ha dato un segnale inequivocabile nella direzione che era stata tracciata dall’Ulivo e che si sta concretizzando con il Pd.
     Il nostro desiderio di vedere nascere finalmente il partito del riformismo viene soprattutto dalla necessità di chiudere una fase storica italiana, quella dell’anomalia fatta dalla contrapposizione di forze di ispirazione cattolica e laica, contrapposizione che ha dominato la seconda metà del ventesimo secolo, per aprirne una nuova dove i valori di concezione cattolica possano finalmente integrarsi con gli ideali dei partiti di centrosiniostra.
     Nel febbraio del 2004 fu pubblicato sul sito www.dscagliari.it (trasferito su www.ds.cagliari.it) un supplemento intitolato Edizione speciale per l’Ulivo, un tentativo di dare forza e corpo a quel progetto, poi apparso ibrido per la sua presunta connotazione federalista. Era l’evidente proposito di dare una collocazione storica all’idea di unire forze politiche di centrosinistra di provenienza cattolica, laica e socialista. Vorremmo ora continuare il ragionamento applicandolo al Partito democratico, vera e propria evoluzione dell’Ulivo prodiano, ponendo maggiore attenzione al recente passato.
     Perché se è vero che ancora i programmi politici della nuova formazione non sono stati chiaramente identificati, stante anche la latente competizione tra Ds e Margherita per la affermazione delle proprie identità, è anche vero che non si è giunti per caso ad improvvisare questo passaggio politico epocale in grado di accorpare filoni politici che, per certi versi, fino a poco tempo fa sembravano inconciliabili fra loro.
     Sfogliando infatti tra i documenti del recente passato, abbiamo trovato una lunga serie di teorizzazioni del Partito democratico, con descrizioni chiare ed efficaci sulla sua struttura. Riteniamo che vadano citati alcuni passi, che hanno significativamente stimolato il dibattito nell’intento dichiarato di raggiungere il traguardo di una sinistra democratica corposa, matura e realista.
     Procediamo, cercando di rappresentare alcune delle anime che caratterizzeranno sostanzialmente il nascente Pd.
1) Il libro è del 1995, ed a pagina 119 leggiamo, (attenzione alla p minuscola):”Credo che nel futuro di questo paese ci sarà un partito democratico”. Ed ancora, nella pagina successiva, e questa volta con tanto di p maiuscola, per rafforzare il pensiero: “Penso che questo accadrà, nel nuovo secolo, anche in Italia. Nessuno dica: Veltroni propone il Partito democratico. Semmai è giusto dire che prevedo il Partito democratico”. Sono frasi tratte da un libro-intervista a Walter Veltroni, “La bella Politica” di Stefano Del Re, per le edizioni Rizzoli. Ogni commento è inutile: c’è gente più intelligente del normale.
2) Qualche anno fa, forse nel 2003, fu presentato a Cagliari un libro di Bartolomeo Sorge e Franco Mangialardi, “L’Ulivo che verrà”, per i tipi Àncora. Vi si legge, a pag. 10, che il libro è “… un appello per un coraggioso disegno riformista”. Ed è da questo testo che è stato preso il titolo del presente articolo. Si tratta di un allegato redatto da Giovanni Giovannoni, coordinatore regionale della Toscana dell’epoca di Area Popolare Democratica, nel quale si teorizza un “riformismo europeo”, e si sostiene che “… il riformismo laico non può non dialogare proficuamente con la parte più viva del mondo cattolico…”. Inoltre, a pag. 17, sono riportate alcune considerazioni di Enrico Berlinguer, [tratte da “Comunisti e cattolici: chiarezza di principi e basi di un’intesa, in R.B., Il carteggio Bettazzi-Berlinguer, in «Aggiornamenti Sociali» (1977/11) 658, 661], “.… dopo aver ribadito l’ispirazione marxista del Partito Comunista italiano, ne dà per superato il vecchio dogmatismo ideologico e parla di marxismo «inteso ed utilizzato criticamente come insegnamento, non accettato e letto dogmaticamente come un testo immutabile»; rivendica quindi per il PCI una «piena e rigorosa laicità» politica e «la volontà di costruire e far vivere qui in Italia un partito laico e democratico, come tale non teista, non ateista e non antiteista».
3) Che dire poi del libro di Giovanni Spadolini, edito da Passigli e finito di stampare nel 1983, dal titolo più che chiarificatore: “Il partito della democrazia”. E’ la storia politica di un filone democratico variegato e multiforme. E’ il tentativo di definire il tracciato di quella “via democratica” per la quale si sono battuti e sacrificati uomini di valore e di profondo senso morale. E’ un testo commovente, dove la lucida intelligenza del grande giornalista repubblicano, uomo di cultura ed infaticabile lavoratore, mai abbastanza apprezzato da un’Italia oltremodo smemorata, richiama personaggi storici, ripercorre fatti, annoda fili, ricostruisce un’intera area politica che da posizioni diverse mosse per dare al paese una chiara identità democratica. Sono i contributi di Giovanni Amendola, con la sua Unione Democratica Nazionale, i dibattiti stimolati da Norberto Bobbio, le riflessioni sul socialismo liberale di Carlo Rosselli, l’auspicio alla riconciliazione fra repubblicani e socialisti del fratello Nello Rosselli, il disegno del Partito d’Azione di porsi come punto di confluenza della sinistra italiana non marxista, il tentativo di Ugo La Malfa di resistere da posizione di minoranza allo strapotere dei partiti maggiori, i commoventi scritti di Leo Valiani, Luigi Salvatorelli, Gaetano Salvemini.
     Il Partito democratico nasce oggi, ma ha già un’età matura. Ha alle spalle il sostegno di quanti hanno creduto nella democrazia, nei valori della giustizia e della libertà, in quanti si sono sacrificati per consentirci oggi di poter raccogliere un’eredità che ci può far diventare ricchi.
     Se non proprio in termini monetari, almeno con le gratificazioni politiche.

     articolo anche pubblicato su www.pdsardegna.it
Giovanni Corrao - 25/05/2007


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